Parrocchia affidata ai salesiani

Alcune Linee progettuali della Parrocchia affidata ai Salesiani

 LA PARROCCHIA

  Comunità ecclesiale

`La parrocchia è la cellula della diocesi, è la famiglia di Dio, come una fraternità animata dallo Spirito di unità, una casa di famiglia, fraterna ed accogliente; è la comunità dei fedeli" (I Fedeli Laici, 26).

La parrocchia pertanto..."è una comunità di fede, illuminata e sorretta dalla Parola di Dio, investita dal dovere dell'annuncio e di una catechesi che riveli l'intero mistero di Cristo con tutta la pienezza delle sue implicazioni e dei suoi sviluppi; è una comunità di preghiera, soprattutto nel giorno del Signore, per l'azione dei sacramenti che vi si celebrano e per l'Eucaristia, vertice dell'azione liturgica, ed è una comunità d'amore, dove la realtà della comunione è vissuta nell'insieme dei gesti che, partendo dall'Eucaristia, traducono la fraternità dei discepoli dei Signore nel servizio, nell'aiuto reciproco, nella testimonianza" (Comunione e Comunità, 43).

 

Identità della parrocchia affidata ai Salesiani

La parrocchia affidata ai Salesiani si distingue per il suo carattere popolare e per l'attenzione ai giovani, soprattutto ai più poveri. Considera l'Oratorio ed il Centro Giovanile parte integrante dei suo progetto pastorale (Reg.26).

L'Oratorio di Don Bosco è un'esperienza paradigmatica: "Don Bosco visse una tipica esperienza pastorale nel suo primo oratorio, che fu per i giovani casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita, cortile per incontrarsi da amici e vivere in allegria" (Cost. 40)

La parrocchia affidata ai Salesiani si inserisce nella Chiesa particolare e nel territorio con la specificità dei proprio carisma. "Offriamo alla chiesa particolare il contributo dell'opera e della pedagogia salesiana, e ne riceviamo orientamento e sostegno. Per un più organico collegamento condividiamo iniziative con i gruppi della Famiglia salesiana e con altri istituti religiosi. Siamo pronti a cooperare con gli organismi civili di educazione e di promozione sociale" (Cost. 48).

La parrocchia affidata ai Salesiani trova e vive il suo specifico in scelte ben precise quali la scelta giovanile e la scelta familiare e popolare.

 

a. La scelta giovanile

La parrocchia affidata ai salesiani compie la scelta prioritaria dei ragazzi e dei giovani, specialmente i più poveri, e dà priorità assoluta alla pastorale giovanile. Ciò significa che “le attività e le opere a favore della gioventù impiegheranno la maggior parte dei nostro tempo, del nostro sforzo, del nostro personale e che le attività e le opere a favore degli adulti conserveranno la preoccupazione attenta per i giovani”. (CG.21,139).

Da ciò consegue che tutti gli operatori pastorali (sacerdoti e laici) debbono interessarsi prioritariamente dei giovani, e attraverso questi, raggiungere i genitori. Inoltre la parrocchia coinvolge i giovani nelle diverse attività ed in modo che questi siano di stimolo agli adulti, perché assumano con più coraggio la loro responsabilità in ordine alla comunità parrocchiale.

La scelta giovanile guarda all'esperienza di Valdocco come criterio permanente di discernimento e di rinnovamento di ogni attività ed opera. Fedele a questa esperienza paradigmatica I'Oratorio Centro Giovanile (OCG) opera in quattro direzioni:

  • fa cultura

Primo obiettivo dell'Oratorio Centro Giovanile è quello di educare la persona verso la maturità umana, essendo "scuola che avvia alla vita". Si cerca di costruire un ambiente educativo dove circolano valori condivisi e rispettati, dove si promuove il dialogo, il confronto, e si aiuta il giovane a strutturare armonicamente la sua personalità elaborando un progetto personale in cui prenderanno forma i valori acquisiti.

Occorre essere attenti a cogliere la cultura giovanile dei territorio, e a fare cultura giovanile, favorendo il radicarsi fra i giovani di mentalità, criteri di giudizio, modelli di comportamento, ispirati al Vangelo.

In questa ottica la parrocchia affidata ai salesiani deve prestare particolare attenzione a ciò che crea disagio ed emarginazione nel territorio, per rimuoverne le cause; la comunità cristiana fa seriamente la scelta dell'educare, creando un ampio scambio tra tutte le componenti educative, solo così si potrà passare da una pastorale di conservazione ad una pastorale missionaria.

  • evangelizza

Il meglio delle energie educative deve essere impegnato nell'azione di evangelizzazione. Le attività sono finalizzate al cammino di fede, in modo che l'OCG conservi la caratteristica di “parrocchia che evangelizza” che Don Bosco gli ha affidato. La proposta di fede deve perciò costituire l'orientamento ultimo di ogni attività oratoriana. Essa si propone di confrontarsi con Gesù Cristo e di accoglierlo in modo particolare attraverso una partecipazione fedele e sentita ai Sacramenti della Riconciliazione e dell'Eucaristia. Riferimento costante di questo cammino di fede è Maria Ausiliatrice ed Immacolata.

  • è vita di gruppo

La fede matura all'interno dell'esperienza comunitaria ed ecclesiale. Dall'Oratorio il giovane impara a vivere e ad aprirsi alla realtà della comunità parrocchiale e della Chiesa.

L'esperienza di gruppo è elemento fondamentale della tradizione salesiana, e l'Oratorio la favorisce permettendo ai giovani di incontrarsi da amici e vivere in allegria. Il gruppo è il luogo dove si personalizzano le proposte educative e religiose, è lo spazio dell'espressione e della responsabilità, è il luogo della comunicazione interpersonale e della progettazione delle iniziative. Nell'esperienza di gruppo si matura in particolare la dimensione del volontariato come scelta dì vita.

Nell'OCG si dà accoglienza e vita ad una grande varietà di gruppi che sono chiamati a lavorare insieme per dare vita ad una armonica proposta. Essi possono essere distinti in due categorie:

 -       gruppi di impegno: i gruppi di impegno nascono per soddisfare urgenze personali, come la preghiera, l'approfondimento della fede, l'esperienza comunitaria; o per portare avanti iniziative di servizio dell'ambiente. Tali gruppi sono qualificati da una certa "spontaneità" di adesione da parte dei membri, da una certa omogeneità anche “affettiva", da grande libertà di autoconfigurazione quanto a scopi, struttura, attività, e anche da dimensioni relativamente ridotte e diffusione piuttosto limitata. Esiste una variegata tipologia di questi gruppi di impegno: gruppi di giovani animatori, gruppi di ricerca vocazionale, gruppi di volontariato, gruppi di preghiera e di catechesi, gruppo liturgico, gruppi missionari. Perché tali gruppi chiarifichino e approfondiscano sempre più le motivazioni dei loro impegno è necessario offrire loro un processo di formazione sempre più sistematico e esplicitamente cristiano, attraverso incontri ed esperienze.

 -       gruppi di interesse: musicali, culturali, sportivi... Anche per essi vale il criterio fondamentale di essere ispirati e orientati dal progetto globale dell’opera salesiana. La formazione degli operatori sarà la chiave necessaria per evitare il rischio che gli interessi e le attività complementari divengano il fine della loro presenza in Oratorio. Non di rado, purtroppo, la tendenza minimalista che si respira nella cultura di oggi porta i giovani ad enfatizzare solo il piacere immediato che queste proposte offrono, rifiutando impegno eccessivo e finalizzato ad una meta ulteriore. Sull’esempio magistrale di Don Bosco, l’OCG accoglie volentieri e con creatività questi gruppi e vigila attentamente che essi rimangano strumento di educazione integrale della persona e non rimangano fini a se stessi o, peggio ancora, si allontanino dalle finalità educative dell’ambiente.

 - orienta alla vita

I ragazzi ed i giovani scoprono la vita come vocazione e imparano a fare scelte di dedizione e di servizio. Particolarmente i giovani più impegnati, che fanno scelte di dedizione e di servizio, vengono accompagnati con proposte esplicite, quali la Scuola della Parola, la preghiera, i Ritiri ed Esercizi Spirituali, l'Adorazione Eucaristica ed il Rosario.

L'orientamento vocazionale è l'obiettivo essenziale di ogni itinerario educativo. Costituisce il "coronamento" del processo di maturazione umana e cristiana del giovane. E’ il “frutto maturo" di un'autentica pastorale giovanile. "La dimensione vocazionale è parte integrante della pastorale giovanile, al punto che possiamo sinteticamente affermare: la pastorale specifica delle vocazioni trova nella pastorale giovanile li suo spazio vitale; e la pastorale giovanile diventa completa ed efficace quando si apre alla dimensione vocazionale" (Dal messaggio dei Papa per la Giornata mondiale delle vocazioni 1995).

A livello ispettoriale sono programmati itinerari vocazionali specifici. Nel cammino di formazione è importante offrire ai ragazzi della scuola media, agli adolescenti e ai giovani più aperti e disponibili proposte vocazionali specifiche durante la Quaresima e l'estate, il "Gruppo Ricerca" ispettoriale a quei giovani aperti e disponibili ad un cammino di discernimento vocazionale; così pure alle ragazze e alle giovani si facciano conoscere le proposte delle Ispettorie FMA. Ai giovani animatori del MGS bisogna presentare le proposte vocazionali della Famiglia Salesiana, particolarmente quella del Cooperatore salesiano. 

 

b. La scelta familiare e popolare

La famiglia è oggetto di attenzione particolare da parte della comunità cristiana ed è l'ambiente in cui generazioni diverse si incontrano e costruiscono il futuro dell'uomo. La famiglia assume perciò centralità sia sul piano umano che cristiano, è "scuola di umanità in quanto in essa avvengono, quotidianamente, scambi reciproci ed arricchenti tra i suoi membri”. "E’ urgente quindi ripensare la famiglia come centro di sintesi di unità delle esperienze di vita dei propri membri. Ogni iniziativa pastorale deve avere come punto di riferimento la persona ed il luogo della sua vita e crescita, luogo da cui si parte ed a cui si ritorna" (Linee ed elementi di progetto di parrocchia affidata ai Salesiani).

La parrocchia affidata ai Salesiani fa quindi la scelta familiare poiché guarda alla famiglia come luogo privilegiato in cui si evidenzia la dimensione educativa che la caratterizza. Essa si deve preoccupare perciò di curare nei giovani e nei fidanzati la preparazione al Matrimonio; di costituire gruppi di spiritualità familiare; di coinvolgere i genitori nel cammino di catechesi dell'iniziazione cristiana e nelle iniziative oratoriane; di promuovere incontri per la catechesi battesimale.

"La parrocchia affidata ai salesiani è popolare a motivo sia della sua ubicazione, perché è preferibilmente inserita in ambienti popolari e popolosi delle grandi città, sia dello stile della sua azione che cura l'aggancio con il popolo e non vuole essere una comunità arroccata e chiusa, o una chiesa per pochi. Essa pertanto cura le liturgie e le feste in cui il popolo si possa ritrovare con naturalezza e semplicità; presta attenzione e simpatia alle espressioni di pietà popolare e sa orientarle, con rispetto, mediante una pedagogia di evangelizzazione. è anche popolare a motivo della sua apertura alla vita del quartiere poiché partecipa ai problemi della gente con la quale vive e di cui condivide gioie e dolori” (CG.21,141).

 

 LA COMUNITA EDUCATIVA PASTORALE

 La comunità educativa pastorale soggetto di educazione e di evangelizzazione "Evangelizziamo educando,  educhiamo evangelizzando

 

Per noi Salesiani, la parrocchia non è affidata a singole persone, ma alla comunità salesiana che è centro animatore della comunità educativa pastorale (cfr. Reg.26). Essa coinvolge, in un clima di famiglia, giovani ed adulti, genitori ed educatori, fino a poter diventare un'esperienza di Chiesa, rivelatrice dei disegno di Dio. In questa comunità i laici, associati al nostro lavoro, portano il contributo originale della loro esperienza e dei loro modello di vita. Accogliamo e suscitiamo la loro collaborazione (cfr. Cost.47).

Sono membri della Comunità educativa pastorale tutti i battezzati che abitano nel territorio della parrocchia o che partecipano alla sua vita; ma anche tutti coloro che, pur non battezzati, frequentano i suoi ambienti educativi, condividendone e rispettandone la proposta.

Si appartiene alla comunità educativa pastorale con livelli di partecipazione di varia intensità, dai più convinti ai più deboli; utile può essere l'immagine di una realtà a cerchi concentrici, in cui c'è un continuo movimento dalla periferia al centro.

Compiti della comunità educativa pastorale sono: promuovere il servizio di educazione e di evangelizzazione secondo il Progetto educativo pastorale; condividere le esigenze educative pastorali del carisma di Don Bosco, di cui la comunità salesiana è garante; coordinare il proprio lavoro con le altre forze ecclesiali e sociali, soprattutto a servizio dell'educazione dei giovani; promuovere la formazione dei soggetti che la compongono, mantenendo vivo il collegamento con l'Ispettoria salesiana. Lo spirito di famiglia ed il clima di accoglienza sono lo stile tipicamente salesiano di costruire rapporti e relazioni all'interno della comunità educativa pastorale della parrocchia. (…)

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Il profilo carismatico salesiano: parrocchia e oratorio

nella comunità religiosa

Pier Fausto Frisoli

Introduzione

Al termine di queste intense giornate, desidero esprimere la mia piena soddisfazione. Anzitutto per il lavoro serio svolto dai membri del Servizio nazionale Parrocchie e Oratori nella fase preparatoria e nella conduzione del nostro incontro. In secondo luogo, per la vostra partecipazione numerosa e costruttiva. Abbiamo più volte ripetuto che non intendevamo tanto organizzare un evento, quanto avviare un processo di rinnovamento della catechesi di iniziazione cristiana in atto nelle parrocchie ed oratori salesiani della Regione. Esprimo anche la mia piena soddisfazione per la qualità delle relazioni che hanno stimolato la riflessione e che arricchiscono il patrimonio delle nostre convinzioni.
Abbiamo voluto concentrare la nostra attenzione sull’iniziazione cristiana per tre motivi evidenti: per partecipare al grande movimento di rinnovamento della catechesi e della pastorale in atto nella Chiesa italiana, per assumere la linea di azione n.6 del Capitolo generale 26° in riferimento alla “Urgenza di evangelizzare”, ed infine per un atto di responsabilità verso le migliaia di fanciulli e ragazzi (e verso le loro famiglie) che nelle 161 Parrocchie affidate alla Congregazione nella Regione, percorrono il cammino della iniziazione cristiana.
Dopo aver ascoltato le relazioni ed aver colto la sensibilità dell’assemblea mi sembra che si possa dare per assodata una prima conclusione e cioè che intendiamo partecipare al cammino di rinnovamento della catechesi in atto nella Chiesa italiana. Passare dalla lezione di catechismo, alla catechesi di preparazione ai sacramenti, ad un percorso molto più ampio e più ricco di iniziazione alla vita cristiana non può non entusiasmarci e smuovere il nostro impegno di Salesiani. Vogliamo assumere con convinzione questo compito, studiare i documenti della Chiesa, riprendere le relazioni di Don Luca Bressan e da Don Andrea Fontana, attingere alla bibliografia suggerita, ma soprattutto vogliamo coinvolgere i catechisti, formarci assieme a loro e poi, sperimentare.
Una seconda conclusione che ci trova tutti concordi è che intendiamo partecipare a questo cammino di rinnovamento, da Salesiani. Non vogliamo ritagliarci degli spazi nostri, né intendiamo costruire una “cattedrale salesiana”. Vogliamo entrare con tutto il popolo di Dio, i confratelli sacerdoti diocesani, i religiosi e le religiose, nell’unica cattedrale della Chiesa locale, ma entrarvi da Salesiani. E cioè riscoprendo, apprezzando, valorizzando e proponendo quel ricco patrimonio di intuizioni e scelte educative e pastorali denominato complessivamente “sistema preventivo”, “criterio oratoriano” e che può, a pieno titolo, essere definito un vero cammino di iniziazione cristiana. Tutta gli sforzi di Don Bosco erano orientati precisamente a questo: iniziare alla vita cristiana, fino alla santità. Dimenticare questa “pedagogia della santità”, farebbe di noi dei operatori socio-culturali o pastorali generici e priverebbe le Chiese locali di un apporto originale ed atteso.
Alla luce di queste due conclusioni, ne traiamo una terza che da esse scaturisce. La riflessione sugli “itinerari di educazione alla fede” che dalla seconda metà degli anni ’80 ha coinvolto numerosi confratelli in Italia e che si vorrebbe riprendere ed attualizzare non può prescindere dalla contemporanea riflessione della Chiesa italiana sulla iniziazione cristiana e sui suoi percorsi. Non si tratta di voler trovare a tutti i costi quello che è “nostro”, differenziandoci, distanziandoci, ma di riscoprire ciò che è tipicamente “nostro” e che è ormai diventato patrimonio comune della Chiesa e, nello stesso tempo, di assumere con gratitudine ciò che la Chiesa ci propone, per riscoprire, arricchire ed integrare il “nostro” patrimonio. Ma alla luce di At 2, 42-48 possiamo dire propriamente che qualcosa è “nostro”? Il carisma salesiano non è forse un dono dello Spirito per la Chiesa e – aggiungiamo – per la vita piena di tanti giovani? In questo quadro colloco alcune riflessioni su parrocchia, oratorio, comunità religiosa.

1. La comunità religiosa

Un dato ha attraversato le quattro relazioni fondative del percorso: la rilevanza del “soggetto comunitario” nei processi di iniziazione cristiana. Se – come è stato più volte ricordato - “prima sono i catechisti e poi i catechismi, anzi, prima ancora sono le comunità ecclesiali” (RdC, n. 200), può la comunità religiosa, (con la immagine che essa dà di se stessa) risultare ininfluente ai fini della testimonianza della fede? È vero la comunità religiosa non è tutta immediatamente collocata sulla prima linea dell’attività pastorale, ma essa non è invisibile. In particolare le nostre comunità salesiane, così accessibili e intercomunicanti con il territorio, possono passare inosservate? Non è forse vero il contrario, e cioè che la gente ci conosce, ci osserva, ci “pesa”?
Di qui nasce l’attenzione alla qualità della nostra vita sotto tre particolari aspetti, comuni ad ogni forma di Vita consecrata: essa è confessio trinitatis, signum fraternitatis, servitium caritatis e cioè, epifania dell’amore di Dio nel mondo, segno di comunione nella Chiesa, proclamazione e lode del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica post sinodale Vita Consacrata, 25 marzo 1996).
Sono le tre dimensioni, inseparabili ed interdipendenti, che rendono visibile ed eloquente una comunità religiosa: “La missione apostolica , la comunità fraterna e la pratica dei consigli evangelici sono gli elementi inseparabili della nostra consacrazione” (Cost. 3).
“Dal punto di vista dell’evangelizzazione e in riferimento al nucleo portante della CEP, la comunità religiosa, va presa sul serio l’affermazione forte che le comunità vanno prima evangelizzate per poter diventare evangelizzatrici” (CG 26, n. 23). A questo i confratelli di ogni parte del mondo, membri del Capitolo generale 26°, hanno dedicato una delle 17 Linee di azione, la quarta: “Mettere l’incontro con Cristo nella Parola e nell’Eucaristia al centro delle nostre comunità, per essere discepoli autentici e apostoli credibili” (CG 26, n. 32).
Le conseguenze sono molte e facilmente immaginabili. Se la comunità è la residenza dei singoli operatori pastorali, se la preghiera comune non ha il tempo e la dignità di una vera confessio trinitatis quotidiana, se mancarono tempi e gesti di fraternità, e di accoglienza, il segno sbiadisce e si diventa insignificanti. Quanto invece è eloquente la testimonianza semplice di una comunità che prega, dove si respira “spirito di famiglia” e l’azione apostolica è una “impresa collettiva” a cui tutti sono chiamati a dare del proprio! È già proclamazione vissuta del Vangelo. In questo senso ha sneso parlare, nella iniziazione cristiana, di un “intro-ducere”.

2. La parrocchia

Sulla scia del Concilio Vaticano II che ha parlato della parrocchia come di un “gruppo di fedeli” (coetus fidelium SC, 42), di “cellula” (AA, 30; SC, 42, CD, 30) il nuovo Codice di diritto nel presentare le parrocchie evidenzia precisamente il fatto comunitario, definendola come “una determinata comunità di fedeli, che viene costituita stabilmente nell’ambito di una Chiesa particolare, e la cui cura pastorale è affidata, sotto l’autorità del Vescovo diocesano, ad un parroco quale suo proprio pastore”.
È interessante sottolineare la dimensione comunitaria per superare ogni forma di “concezione patrimonialistica della parrocchia”, fonte di equivoci, conflitti e del tutto estranea al Magistero della Chiesa. Se è corretto affermare: “Il Parroco sono io!” nel senso pieno delle responsabilità connesse con il compito, ciò non potrà mai significare “la parrocchia è mia” o “io ono la parrocchia”
Mi piace citare alla lettera le parole di un carissimo confratello della ispettoria meridionale, don Alfonso Rocco, che il 24 settembre 1968, nell’assumere il compito di Primo parroco salesiano della Parrocchia Sacro cuore a Foggia, così si esprimeva: “Il nostro programma è cosi bene delineato. Come amici e sacerdoti vostri diamo generosamente non solo ciò che abbiamo, ma anche ciò che siamo, memori che non è esatto dire: ‘Abbiamo ricevuto una parrocchia’, ma piuttosto: ‘Siamo stati dati ad una Parrocchia’. Il nostro intento si riassume così: fare della parrocchia una comunità, perché sia la casa di tutti, specie dei giovani”.
Quali le conseguenze del rispetto della natura comunitaria della parrocchia? Le riassumo con le 4 parole programmatiche del Capitolo Generale 24°: coinvolgimento, corresponsabilità, formazione, comunicazione.
La comunità educativa pastorale, in qualunque forma e denominazione che “coinvolge in clima di famiglia, giovani e adulti, genitori ed educatori, fino a poter diventare un’esperienza di Chiesa, rivelatrice del disegno di Dio” (Cost. 47) è un elemento irrinunciabile.
Ci sono indicatori che possono permettere di valutare il buon funzionamento di una comunità educativa? Mi sembra possano essere tre: la partecipazione, la presenza di un nucleo animatore, la formazione continua. Il livello di partecipazione di una comunità si misura dall’ estensione, vale a dire quanti partecipano; dalla profondità, cioè a quali questioni si partecipa, dallo stile aperto all’accoglienza di tutte le istanze e proposte ma sostanzialmente convergente, dalla accessibilità delle relazioni che permettano l’incontro delle persone e lo scambio delle idee.
La presenza del nucleo animatore fa riferimento ad un nucleo che non è un vertice che emana ordini, ma un centro propulsore di energia e di sensibilità, che provoca la riflessione, rafforza il senso della identità salesiana nella comunità educativa, testimonia una storia.
Alla luce di ciò ogni discussione sui “confini”, su ciò che è “mio” e ciò che è “tuo”, o il ricorso alla freddezza di un regolamento, perde ogni significato.

3. L’oratorio

L’oratorio, per noi salesiani, è prima di tutto passione, poi criterio ed infine ambiente.
Esso è passione. Faccio riferimento ad un testo riportato negli annali della nostra Congregazione. Un giovane confratello viene incaricato da Don Rua di aprire un nuovo oratorio. Alle obiezioni del chierico che lamenta l’assenza di ogni struttura e strumento, Don Rua risponde: “Và, perché l’oratorio è dentro di te”. L’oratorio è dunque anzitutto quella passione educativa che ciascun salesiano porta nel cuore.
L’incontro con Bartolomeo Garelli è illuminante. Lo abbiamo quasi sempre letto come un aneddoto degli inizi. È molto di più. Esso non riguarda le “domande da fare” nel colloquio di pochi minuti con un ragazzo, ma scandisce gli elementi fondamentali di un lungo itinerario educativo e pastorale. È, dunque, un paradigma. (A lei che importa? Importa assai, è un mio amico, chiamatelo sull’istante, ho bisogno di parlare con lui … Gli dissi coll’amorevolezza a me possibile … ho piacere di un affare che ti farà piacere … Come ti chiami? … Di che paese sei? … Vive tuo padre? … Quanti anni hai? … Sai leggere e scrivere? … Sei stato ammesso alla prima comunione? … Ti sei già confessato? … Ora vai a catechismo? … Stai tranquillo che niuno ti maltratterà, anzi tu sarai mio amico).
Mi sembra, se correttamente decodificato, un testo fondamentale della iniziazione cristiana in stile salesiano: desiderio di contatto e di simpatia, accoglienza incondizionata di ciascun giovane, accettazione della situazione di partenza per quanto debole e precaria essa sia, attenzione individualizzata, conoscenza del contesto ambientale e familiare, analisi delle risorse disponibili, offerta di mete percorribili ed appetibili, coinvolgimento del giovane nel suo processo di crescita, priorità della relazione, centralità della Eucaristia e del Perdono, apertura alla conoscenza ed esperienza dell’amore di Dio, ecc.
L’oratorio è criterio, con riferimento all’articolo 40 delle Costituzioni (casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita, cortile per incontrarsi da amici e vivere in allegria”. Alla luce di queste parole comprendiamo in che senso “la parrccchia affidata alla Congregazione … considera l’oratorio e il centro giovanile parte integrante del suo progetto”. Non si riferisce alla struttura edilizia o alla armonizzazione dei servizi pastorali, ma ad uno spirito, ad uno stile che caratterizza la pastorale salesiana.
L’oratorio è infine ambiente ben descritto in Reg. 11, con caratteristiche sue proprie, in relazione al Centro Giovanile di Reg. 12. I due termini non sono sinonimi, ma indicano due progetti complementari fondamentali: ampia a accoglienza e capacità di offrire proposte e messaggi, apertura missionaria e qualità formativa. Mi sembra siano ambienti particolarmente deputati al “primo annuncio”, così come lo abbiamo inteso in questi giorni, in relazione non alla cronologia, ma alle situazioni esistenziali della vita, una presenza di Chiesa diversa da quella istituzionale della parrocchia classica, ma non meno ricca.
Comunità religiosa, parrocchia, oratorio, li vedo quindi non tre ambienti fisici, separati da mura, porte, chiavi, a difesa di “fondi chiusi” nei quali è “vietato l’ingresso e la caccia”, ma tre risorse a servizio della evangelizzazione e della iniziazione cristiana, fortemente interdipendenti e permeate dallo Spirito, dalla fraternità, dalla accoglienza, dal desiderio di “vivere e lavorare insieme” (Cost. 49).

Conclusione

Il nostro incontro non si chiude, ma si apre a processi da avviare nella Regione.
Non torniamo a casa come siamo venuti. Siamo certamente più ricchi ed abbiamo desiderio di approfondire, di sperimentare. Mi sembra che alcune linee siano state confermate.
Anzitutto la ricerca avviata dal Servizio nazionale Parrocchie ed oratori sulla iniziazione cristiana. Vogliamo proseguirla e partecipare alla riflessione della Chiesa italiana.
Abbiamo colto poi, germi fecondi nella nostra tradizione salesiana, in ordine alla iniziazione cristiana. Intendiamo continuare a studiare ed offrire il contributo della nostra storia e del nostro carisma.
Certamente una riflessione come quella di questi giorni va ripresa ed approfondita tra confratelli e laici di ciascuna Ispettoria, a cura degli uffici Parrocchie ed oratori ispettoriali. È talmente centrale e decisivo il tema che non può essere accantonato.
Valuteremo, anche a partire dai vostri suggerimenti, il contributo che il Servizio nazionale Parrocchie ed oratori può rendere alle ispettorie od a gruppi di ispettorie per la formazione dei confratelli e dei laici coordinatori della catechesi.
Ai membri di questa équipe ed a tutti voi un profondo e sincero ringraziamento.

 

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