Catechismo IC

Le competenze del catechista dell’Iniziazione Cristiana

(di Don Fabio Bertuola)

Per costruire un corso “base” per catechisti dell’Iniziazione Cristiana è necessario chiarire prima quali siano le competenze loro richieste, oltre alla “buona volontà” e alla “fiducia nell’azione dello Spirito santo”, che sono, senza ironia, davvero condizioni “base” per ogni ministero nella chiesa.
Dall’esperienza maturata in questi 23 anni di ministero, dalla guida di diverse parrocchie nella catechesi iniziatica e da studi compiuti in ambito pastorale e liturgico, sono giunto a questa sintesi attuale (ovviamente suscettibile di ulteriori miglioramenti e precisazioni o anche di totale cambiamento, qualora l’esperienza dimostrasse il contrario):

Il catechista che si mette a servizio dell’Iniziazione Cristiana dei bambini e dei ragazzi, dovrebbe acquisire progressivamente queste competenze:

1. La competenza relazionale e comunicativa: cioè la capacità di entrare in relazione positiva, da educatore, con i ragazzi. Stabilire un rapporto affettuoso e cordiale, sincero e amorevole, capace di ascolto e empatia, capace di trasmettere al ragazzo, con il proprio atteggiamento amorevole, un po’ dell’esperienza dell’amore di Dio. Nello stesso tempo, la capacità di comunicare, anche verbalmente, in modo autentico e aderente alla verità di sé, i contenuti della catechesi. La capacità di tradurre in un linguaggio verbale e visuale, ciò che la catechesi iniziatica deve comunicare. Linguaggio e atteggiamenti interiori devono quindi essere correlati, legati da relazione di autenticità, per quanto possibile umanamente. Ciò suppone la conoscenza di sé, e la conoscenza del ragazzo, oltre che la conoscenza del contenuto da trasmettere. Il triangolo comunicativo: Io, l’altro, la relazione; sia in andata, sia il feedback. Qui è in gioco la reale maturità relazionale e comunicativa della persona del catechista, cosa che non è sempre da dare per scontata, ma da aiutare a maturare nel percorso formativo permanente del gruppo catechisti. In questa maturità relazionale e comunicativa, gioca un ruolo fondamentale la maturità di fede del catechista. Lungi dall’essere un settore a parte, la fede vissuta in modo autentico, e non giustapposto, è il fattore unificante la personalità del catechista e l’elemento motore della sua maturazione nella capacità di amare e di comunicare. La comunione con Cristo, mediante lo Spirito Santo, agisce all’interno della vita del catechista e lo trasfigura da dentro, rendendo la sua umanità davvero trasparente dell’azione di Cristo. La competenza relazionale e comunicativa quindi non sono campo esclusivo delle “scienze umane” (cosiddette), ma della fede vera, che può essere aiutata anche dal confronto con le “scienze umane” (psicologia, pedagogia, sociologia, scienze dell’educazione e della formazione…), per capire come la relazione vera e fondante con Gesù Cristo vivente, trasfigura la personalità umana e la rende capace di testimonianza e di comunicazione davvero “efficace”, senza per questo essere “magica” o meccanicistica. L’integrazione delle scienze umane col cammino spirituale della persona, aiuta davvero ad un cammino di autenticità e di cambiamento che serve alla persona del catechista anche al di là della sua funzione immediata di catechista. Su questo ambito si gioca gran parte anche del livello motivazionale del servizio alla catechesi (o ad altro ministero nella chiesa): cioè la cura perché le motivazioni al servizio siano il più pure e autentiche possibili.

2. La competenza biblica del catechista: la competenza biblica è legata al fatto che il primo passo, perché avvenga l’atto di fede, è l’annuncio di Gesù Cristo, morto e risorto e vivente. L’annuncio di Gesù Cristo è anzitutto narrazione della storia della rivelazione di Dio, a cui si deve “l’obbedienza della fede” (DV 5). Questa narrazione è la Bibbia, che trova il suo compimento e chiave interpretativa nella narrazione dell’evento Pasquale di Gesù Cristo. Il catechista quindi dovrà progressivamente diventare competente in questa narrazione biblica della rivelazione di Dio. Una rivelazione progressiva e graduale, che trova il suo culmine nella vicenda di Gesù di Nazareth, morto e risorto per i nostri peccati. Un corso di base non potrà esimersi dall’iniziare il catechista alla Bibbia: soprattutto in termini di capacità di utilizzo e quindi fornendogli le capacità di uso, le chiavi di lettura, le possibilità di ricerca, che ovviamente, dovranno poi essere proseguite personalmente o in un gruppo catechisti seguito da persone competenti a loro volta in questo compito. La narrazione biblica è di fondamentale importanza in ordine al primo incontro con Gesù e la sua storia, che è storia di Dio che si fa uomo proprio per iniziare un dialogo con l’uomo. La prima conoscenza di Gesù e quindi della sua rivelazione è frutto di ascolto di una narrazione, di cui il catechista deve diventare competente sempre più.

3. La competenza liturgica del catechista: la liturgia è l’ambito del “sacramento”, cioè del “mistero di Dio” che si fa presente nell’oggi della chiesa. La liturgia è lo spazio/tempo dentro il quale l’eterno si fa presenza, si fa carne oggi e quindi possibilità di incontro reale, vitale, totale. Dunque la competenza liturgica è la capacità di trasmettere ai ragazzi i codici linguistici della liturgia, del rito, della preghiera liturgica, perché in essa e attraverso di essa, sia possibile sperimentare quel Gesù Cristo morto e risorto, di cui ha sentito l’annuncio a al quale ha iniziato a prestare la sua fede. Iniziare i ragazzi al rito liturgico significa aiutarli a vivere la celebrazione dei sacramenti con tutta quella “piena, attiva e consapevole” (SC 84) partecipazione che fa diventare la liturgia davvero “culmen et fons totius vitae cristianae” (SC 10). Se la liturgia è il mistero pasquale che si fa presente, allora la vita liturgica è davvero il mezzo principale e fondamentale per il quale la fede iniziale, che nasce dall’ascolto della narrazione biblica e dalla testimonianza del catechista, diventa sempre più profonda, accede all’esperienza dello Spirito Santo, produce quella “conformazione” a Cristo che è l’obiettivo generale della catechesi e della educazione cristiana. Quindi, la competenza liturgica del catechista è mirata a far fare ai ragazzi una graduale ma reale esperienza del Cristo vivente per “ritus et preces” (SC 84) cioè per mezzo dei riti e delle preghiere liturgiche, che racchiudono il mistero cristiano sotto forma di preghiera (“dogma pregato”, direbbe Guardini) e quindi sotto forma di esperienza vitale. Fornire ai catechisti le coordinate fondamentali della liturgia e delle sue leggi, serve a far si che loro stessi ne possano godere dei frutti e quindi testimoniare e guidare i ragazzi alla vera e autentica partecipazione liturgica. Essa poi sarà, se vissuta con fedeltà nel tempo, la vera “pedagoga” alla pienezza della maturità cristiana.

4. La competenza caritativa: se il primo annuncio mira a provocare un primo atto di fede e la liturgia mira a far entrare l’uomo, con tutto se stesso, dentro l’esperienza del mistero di Cristo, la carità è l’esito, il frutto finale di un cammino iniziatico che sia stato davvero autentico (vedi i frutti dello Spirito in Paolo: Gal 5,22). La maturità cristiana si misura dalla effettiva capacità di amare come Cristo, in Cristo e per Cristo. L’assimilazione e la conformazione a Cristo diventa visibile proprio mediante le “opere di carità”, intese nel senso profondo ed evangelico: dono gratuito di sé. Se Dio, in Cristo, e per opera dello Spirito Santo, ha riversato l’amore gratuito, l’agape divina, nel cuore dei credenti, allora questo amore si espande per opera dei credenti nel mondo. La vita nuova del cristiano è vita di carità, di amore che si dona, di servizio gratuito al prossimo, di amore al nemico, di perdono, di riconciliazione, di giustizia, ecc…Ma questa vita nuova è frutto della Grazia divina, cioè dello Spirito Santo, accolto con la fede e con la docilità libera del credente. In questa “sinergia” avviene la trasfigurazione del cuore umano, che diventa cuore di carne, cuore abitato dalla legge di Dio (Ez 36,27; Ger 31,33) , che è l’amore. Il catechista dell’iniziazione viene iniziato alla carità come atteggiamento anzitutto da vivere nel suo servizio alla catechesi e ai ragazzi. Questa esperienza favorirà in lui la nascita di percorsi educativi che aiuteranno i ragazzi ad aprirsi agli altri, a vedere nel prossimo un fratello, a fare della sua vita una vocazione al servizio. La carità, nella catechesi iniziatica, è il servizio che i ragazzi inizieranno a fare nella parrocchia, nell’incontro con realtà di bisogno, nel confronto con testimoni di amore vissuto. Tutte cose che in parte già si fanno nelle nostre parrocchie, ma che devono diventare parte di una esperienza iniziatica globale e strutturale.

5. Per una iniziazione permanente: dobbiamo dire ai catechisti dell’Iniziazione Cristiana, che essa però non termina con la celebrazione dei tre sacramenti dell’iniziazione: battesimo, confermazione, ed eucaristia. Ogni anno, nel cammino quaresimale, e nella celebrazione pasquale annuale, siamo chiamati, dalla saggezza della chiesa, a rifare il nostro cammino di conversione a Cristo. Ogni anno tutti i fedeli già iniziati, devono consolidare e approfondire l’atto di fede e l’esperienza dell’incontro con il Cristo nello Spirito, che conduce ad una vita nuova nell’amore. Perciò, una volta conclusa l’Iniziazione vera e propria, comincia il cammino della perseveranza e dell’approfondimento, il cammino con cui viene alimentata la fiamma accesa dal cero pasquale (“fiamma che sempre dovete alimentare”- dice il rituale del battesimo dei bambini) il giorno del battesimo. Quindi, la catechesi iniziatica, riprende e rimanda ogni anno i fedeli tutti, al percorso penitenziale, che altro non è che un rituffarsi sempre più maturo nell’acqua del battesimo, attraverso il sacramento della Penitenza. Questo sacramento (il quarto, in verità, non il secondo, nell’ordine non casuale dei sette sacramenti), è esattamente il sacramento che celebra la conversione continua del già battezzato (iniziato) verso una rinnovata adesione, sempre più profonda e autentica al mistero di Cristo. La catechesi sul quarto sacramento dovrebbe essere rivista in questo senso, a mio avviso.

Conclusione:
Queste riflessioni sono ovviamente di carattere generale e dovrebbero poi trovare attuazione in un programma agibile per una iniziazione alla catechesi dell’Iniziazione Cristiana, in un tempo nel quale è proprio la fede vera il problema, e quindi la sua corretta trasmissione.

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